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March 01, 2009

Vuoi un blog di successo ? Allora non imitarmi

Tutto quello che avresti dovuto fare per gestire un blog di successo
ma che hai sempre ignorato.....

I consigli di Leonardo Bellini sono preziosi, ma certe volte chi scrive in un blog si lascia condurre dall'ispirazione (scrivendo articoli lunghissimi), scrive per se stesso (non coinvolgendo),
preferisce un titolo che lo diverte al posto di uno premiato dai browser.
E' questo il bello dei blog: il fatto che non sempre layout e contenuti seguano regole di mercato; che ci sia spazio per sperimentazione e creatività anche a scapito del rating.

Crescere....
Nel tempo, ho cercato di migliorare la leggibilità dei miei post strutturando meglio il testo in capitoli, inserendo sempre contenuti multimediali etc. e penso che c'è sempre spazio per miglioramenti. Suggerisco a tutti quanti scrivano in un blog questa presentazione :

June 16, 2008

Enterprise 2.0

"OUCH! THE MEETING WILL START IN A 5 MINUTES AND I'VE NOT READ YET THE CEO'S BLOG"


February 17, 2008

I CORPORATE BLOGS SONO UTILI STRUMENTI DI "BELOW THE WEB MARKETING” O MINACCIANO L'INTEGRITA' DEL PROCESSO DI COMUNICAZIONE AZIENDALE?


Nel 2007 si è verificato il boom della creazione di nuovi blogs.
La blogosfera, che conta 250 milioni di autori, è ancora giovane ed in profonda trasformazione.
Il blog, nato come diario personale on line, è diventato anche strumento di lotta politica, orientatore di acquisti, creatore di nuove tendenze.
Le aziende attente al rapporto con il cliente non potevano ignorare questo fenomeno ed hanno cominciato ad utilizzarlo come accessorio nel portafoglio degli strumenti di comunicazione.
I primi corporate blogs sono stati realizzati negli States, anticipati di poco dai CEO-blogs.
I manager di medie e grandi società americane, che spendono fino a 5 ore al giorno in attività relazionali, hanno compreso che il blog avrebbe di molto aumentato la loro visibilità e accresciuto la possibilità di interscambio professionale e personale.
Ma quali sono i possibili vantaggi che un’azienda può trarre da un blog se dispone già di un proprio sito ben strutturato ed interattivo?
Per trovare la risposta dobbiamo considerare le caratteristiche differenziano un corporate blog da un classico sito aziendale





Wikipedia, nella sua definizione di corporate blog distingue subito i blog aziendali interni da quelli esterni. Questa distinzione, assolutamente poco compresa da questa parte dell’oceano, fa riferimento alla possibilità di realizzare un post-wall, in intranet; una bacheca virtuale riservata esclusivamente ai dipendenti per la condivisione di messaggi, immagini ed esperienze non necessariamente legati al business. Questa bacheca, presente da tempo in varia forma in tutte le grandi aziende, si è recentemente evoluta in blog interni sotto la spinta di due funzioni aziendali: IT e HR.
L’IT usa i blog interni per aiutare gli utenti dell’intranet a comprendere ed implementare nuovi processi e procedure, mentre la direzione del personale li usa soprattutto per la creazione e il mantenimento della cultura aziendale e per il job posting interno.
Completamente diverso il caso del corporate blog esterno, che è aperto al contributo del pubblico.
L’interattività del blog e l'utilizzo di un linguaggio informale sono nello stesso tempo i punti di forza e di debolezza dello strumento.
Un blog aziendale coinvolge generalmente le seguenti figure:



Ci accorgiamo subito che il processo di comunicazione deve essere ben gestito e, preferibilmente, mediato per evitare:
. la divulgazione di notizie riservate da parte dei dipendenti;
. la divulgazione di informazioni inesatte su prodotti e servizi aziendali;
. l’affermarsi di punti di vista non in linea con le strategie aziendali
.


Infatti, chi legge il blog non è spesso in grado di distinguere tra opinioni personali e comunicati ufficiali, quando chi scrive è un funzionario aziendale.
Questo non è un problema da poco, visto che i blog sono in media molto più tempestivi nel fornire le informazioni su casi di attualità, rispetto ai siti ufficiali.
Così le aziende fornitrici di servizi complessi o produttrici di beni in settori molto regolamentati (come quello farmaceutico) preferiscono, all’opzione di un corporate blog, sponsorizzare blog esterni gestiti da associazioni di consumatori, di pazienti o società scientifiche.
In questo modo possono, se pur in maniera indiretta, usufruire dei benefici di un corporate blog con addirittura maggiore credibilità. La fiducia crescente dei consumatori nei confronti dei blog, stà infatti nella convinzione che il blog sia più imparziale e obbiettivo rispetto ai siti aziendali e istituzionali.
Questo è, a mio parere, l maggiore limite dei corporate blogs che restano tuttavia un’interessante strumento di “below the web” marketing.
L’unica condizione per sfruttare le potenzialità dei blog aziendali è limitare al massimo i rischi di interferenze con il processo primario di comunicazione aziendale e dedicare al blog le necessarie risorse. Pertanto, a mio parere, possono avvantaggiarsi dello strumento solo quelle aziende in cui la funzione di PR è presente ed operativa. Maria Teresa Trifiletti sottolinea, in un articolo pubblicato su Internet Magazine, che "i requisiti minimi per realizzare un blog di successo sono: competenza, tempo e conoscenze".
Con queste premesse il corporate blog può:
- migliorare la relazione di un'azienda con i propri consumatori;
- risolvere tempestivamente emergenze nel processo di comunicazione tra azienda-clienti;
- migliorare l'indicizzazione e la visibilità del sito aziendale.

Solo il tempo ci dirà se i corporate blog sono una tendenza o un reale progresso nel settore della comunicazione aziendale.

Pubblicato su "Web Marketing Tools" 18 febbraio 2008

February 05, 2008

Viral Marketing, cliente soddisfatto.

A mio umile parere un esempio professionale apprezzabile di viral marketing è quello creato da Heineken per la sua birra. Esso fa leva su un grande sforzo creativo in termini di grafica e di applicativi web.
Viene data la possibilità al cliente di personalizzare un filmato che può essere poi inserito nel blog e/o sito personale generando l'effetto virale.




Viral Marketing è uno strumento (più che una strategia) di marketing avente come fine la creazione di messaggi pubblicitari che coinvolgono il pubblico e lo fanno diventare parte attiva della campagna pubblicitaria.
La nascita del fenomeno risale ai tempi della carta stampata ma il vero boom si è avuto per mezzo delle email.
Messaggi online furono creati ad hoc per invogliare i consumatori a scambiarseli, diffondendo il contenuto nel web come un virus, senza ulteriori costi di pubblicità per i creatori.
Il viral marketing moderno, rispetto all’advertising tradizionale, predilige canali multimediali quali youtube, flikr, myface, myspace in cui si possono trattare temi "difficili" utilizzando un registro più informale. Ciò consente di esercitare una maggiore presa emotiva sui clienti.
Le principali motivazioni che portano un cliente ad “adottare” un contenuto di marketing virale sono legate alla sfera emotiva, ed in particolare:
- capacità di intrattenimento del contenuto;
- rifermenti espliciti a valori umani e solidarietà;
- sensazionalità del contenuto (anche se palesemente costruito);
- volgarità (purtroppo fa sempre presa sulle menti deboli);
- identità personale e voglia di apparire.

Il caso esemplificato sopra (Heineken) appartiene all’ultima categoria; l’azienda permette al soggetto di diventare “attore principale” della campagna pubblicitaria gratificando la sua voglia di protagonismo e l’innata tendenza umana al “gioco”.
Il cuore della campagna virale è quindi soprattutto il contenuto, ma non bisogna comunque scordare che i clienti acconsentiranno a diventare canali di una azione pubblicitaria prevalentemente se conoscono il brand e non hanno una posizione ostile nei confronti del company name.

January 26, 2008

Lasciatemi Bloggare

Lasciatemi Bloggare

Proprio l'ultimo giorno dell'anno è stato promulgato negli USA l'Open Government Act che modifica in alcune parti significative il Freedom of Information Act. Questa legge molto complessa e articolata, analizza anche il difficile argomento del rapporto giornalisti-blogghers. Come tutti sanno negli USA non esiste un ordine dei giornalisti, mentre in Italia è stato costituito dalla legge n. 69 del 3/2/1963.
In Italia un blogger non è un giornalista nè un editore a meno che non sia rispettivamente iscritto all'ordine o registrato. Ma ogni cittadino può, avvalendosi del diritto costituzionale alla libertà d'espressione, gestire il suo spazio personale di informazione "nei limiti di legge"
E' proprio qui sta il problema. Ci ritroviamo in un altro di quei campi in cui l'innovazione tecnologica ha portato dei cambiamenti repentini e il sistema giuridico non è riuscito a stare al passo.
Come sempre in questi casi si arriva agli estremi, come il caso del bloggher condannato per diffamazione e considerato nella sentenza, ai fini dell'applicazione delle aggravanti, al pari di un editore.
Ma allora dove finisce la mia libertà di cittadino di condividere le informazioni, esprimere valutazioni personali e comincia l'attività professionale di giornalista con i suoi diritti e doveri?
La problematica si intreccia anche con quella della proprietà intellettuale ed entrano in gioco i forti interessi di case editrici e discografiche.
Questa è la difficile matassa che dovranno dipanare i nostri legislatori in un tempo breve.
Io spero di poter continuare ad esprimermi liberamente senza pensare, come molti fanno, che un blog funziona solo se sei polemico, sarcastico, acido, caustico, cattivo, venefico, infido, e malevolo...
Secondo me si può pensare diversamente dagli altri senza necessariamente offenderli, denigrarli, sminuirli, ridicolizzarli, svergognarli e compatirli.
Lasciatemi ordunque bloggare signori!