mercoledì 16 luglio 2008

Quanto è online Il futuro della Pubblicità?

Leggiamo da una ricerca di IDC che la spesa mondiale in Internet Advertising per il 2011 supererà i 106 miliardi di $.
Alcuni spunti di riflessione che emergono dalla ricerca sono:
Per il 2008 si prevede una spesa si 65,2 miliardi di dollari, che rappresenta quasi il 10% di tutto l’advertising. Questa percentuale potrebbe avere una crescita annuale del 15%-20% fino al 2011, raggiungendo il 13% della spesa totale (107 miliardi di dollari).
La pubblicità legata alla ricerca per parole chiave attirerà entro il 2011 almeno il 20% degli investimenti pubblicitari mondiali seguita da quella con displays vari come banner, occhielli etc.
Questo spiega la lunga corte che Microsoft sta facendo a Yahoo.
Gli esperti del settore sembrano cominciare a capire che la pubblicità online deve essere integrata in una strategia più complessa (io direi multi-canale).
Il multichannel marketing sarà un passo obbligato per tutte quelle aziende che vorranno trarre il massimo profitto dai loro investimenti pubblicitari...

Viral Horror per Papershow

Ai confini dell'horror il 4° video virale per la promozione di Papershow.
Abbiamo suggerito i precedenti in questo articolo.
Papershow è un tool wirelless per le presentazioni elettroniche interattive che verrà commercializzato in italia nelle prossime settimane. La società ShowReel, responsabile dell'attività di viral per conto di Oxford, azienda produttrice di Papershow ha deciso di utilizzare il marketing non convenzionale per supportare la fase di pre-lancio del prodotto.
Oxford ha proposto al pubblico un blog dedicato al prodotto, quattro video virali e sta cercando di coinvolgere i bloggers che si occupano di marketing, pubblicità o interessati all'argomento delle presentazioni "coinvolgenti".
Verrà realizzato un incontro di presentazione di Papershow a Milano (per informazioni info@show-reel.it) in data da definirsi.

martedì 15 luglio 2008

Nuove regole negli USA per il Marketing farmaceutico


Sappiamo bene che spesso si passa da un opposto all'altro.
E' insito nella natura umana il tentativo di trovare un equilibrio oscillando da un estremo all'altro. Così "Pharmaceutical Research and Manufacturers of America" (PhRMA) Board of Directors ha adottato qualche giorno fa alcune misure per "migliorare " quella parte del codice etico delle aziende farmaceutiche che regola le interazioni di queste con la classe medica.
Tra i cambiamenti previsti dal nuovo codice (
puoi approfondire qui) alcune norme che impediscono:
- l'uso di gadget non pertinenti (come una penna biro, tazze da tè, fazzolettini di carta) anche se di scarso valore;
- la non disponibilità di dati sulle preferenze prescrittive del medico anche se privati dei dati personali dei pazienti;

A nostro parere si esagera in alcune restrizioni, anche se è fondamentale che ci siano regole chiare. Io non posso pensare che regalare una biro da 50 centesimi con un marchio possa in alcun modo influenzare le scelte prescrittive di un medico.
Riporto di seguito una vignetta tratta dal settimanale New Yorker che immagina una classe medica con camici sponsorizzati come quelli dei piloti di formula uno.
In questo modo il paziente saprebbe quali aziende stanno al momento sponsorizzando il proprio medico di fiducia....

Widget per Markettari e AdvAddicted

!-- SpringWidgets | The not-so-secret writings of ScLoHo (#47735) | Blogger | Generated on 07/15/2008 -->

sabato 12 luglio 2008

Freebase, un'altro passo verso il web semantico


4 milioni di voci multimediali contro i 2,5 milioni di Wikipedia nella versione inglese.
Sono questi i numeri da capogiro che presenta Freebase già dalla sua fase alfa.
Come si è riusciti a far questo? Integrando il lavoro di uomini e donne che volontariamente inseriscono contenuti e procedono alla creazione di paths folksonomici con il lavoro di algoritmi che scannerizzano la rete e pescano contenuti standardizzando i formati.

I risultati saranno attendibili? Si riuscirà ad avvicinarsi di più al "significato" delle cose, nascosto all'interno dei files multimediali e imprigionato dalle applicazioni proprietarie?
E' un pò presto per saperlo, ma Freebase merita una possibilità per il solo fatto di averci provato. Gli utenti (umani) non solo fanno la loro parte ma direi che sono messi al centro del processo di generazione dei contenuti potendo proporre nuovi temi e integrare dati in ogni forma possibile. L'aspetto sociale è molto valorizzato e non potrebbe essere diversamente dopo l’avvento e lo sviluppo delle piattaforme wiki.

Da curiosi inguaribili abbiamo messo subito alla prova freebase su domandine "difficili" come Semantic Web, Multichannel marketing, folksonomy.
I risultati sono (a nostro parere) buoni.

venerdì 11 luglio 2008

Multi-Channel Retailing

Leggiamo da una interessante ricerca di Jeffrey Grau ed acquistabile (a soli 1.295 $ Sig! - per fortuna c'è il Summary) sul sito di eMarketer alcuni dati estremamente interessanti sul multi-channel retailing.
- Le ricerche on line e le campagne on line promosse da retailers portano per ogni milione di $ di vendite online, 3.45 milioni di $ di vendite in store;
- I dati USA relativi al 2007 hanno mostrato un fatturato di 136 miliardi di $ per le vendite online rispetto ai 471 miliardi di $ di vendite in store ma influenzate da ricerche online;

RIFLESSIONI
I retailers che non tengono in adeguata considerazione un approccio multicanale perdono enormi opportunità.
I consumatori stanno sviluppando sempre maggiori abilità nella ricerca e comparazione di informazioni sui prodotti che intendono acquistare; le vendite in store sono sempre più influenzate dal frutto di queste ricerce.
A mio parere il consumatore, che sta diventando sempre più "social" si aspetta sempre essere accompagnato dall'azienda nel processo di acquisto attraverso la proposta di informazioni chiare, accessibili e possibilmente "attendibili" sui prodotti. Il consumatore gradisce anche contenuti chiaramente "sponsorizzati" quando questi siano anche divertenti (AdTrateinment).
C'è una grande fiducia sui contenuti generati dagli altri utenti (blogs, forum, wikis).
I consumatori sono in genere molto propensi ad accettare un approccio multicanale e lo ritengono uno sviluppo "naturale" delle tecniche di marketing tradizionale. Collegano bene i messaggi complementari provenienti da web, tv, coupons, e li integrano agilmente nel loro processo d'acquisto.

lunedì 7 luglio 2008

Il Web semantico aprirà le porte ad un Marketing semantico?

Ogni programmatore, sviluppatore, responsabile IT di questo mondo vorrebbe poter disporre di una banca dati comune in cui l'organizzazione e la classificazione delle informazioni avviene sulla base di unità di significato piuttosto che sulla base di formati e codifiche stratificate.
Il social tagging ha dato un impulso in questa direzione rendendo "disponibili" ai motori di ricerca le informazioni sui contenuti di immagini, suoni e video sulla base di un immenso lavoro di descrizione effettuato dai generatori di contenuti. Anche il social networking si è mosso in questa direzione permettendo l'affiancamento delle informazioni nei formati classici con tag editabili, votabili e quindi "dinamici". Ma un vero web semantico è un'altra cosa.
Si basa su un linguaggio in grado di gestire in differentemente qualsiasi tipo di informazione e da qualsiasi fonte essa provenga sulla base del "significato".


Ad oggi non disponiamo di una killer application in grado di far questo e quindi le informazioni restano imprigionate all'interno delle applicazioni anzicchè transitarvi solamente.
Un'altra conseguenza è che molte informazioni "preziose" non sono disponibili operativamente perchè la loro "decodifica semantica" richiederebbe sforzi superiori al valore dell'informazione stessa.
A mio parere siamo ad punto di svolta.
Dovremo accettare prima o poi un web a due velocità in cui i contenuti generati semanticamente in forma nativa saranno più disponibili, più economici e più completi di quelli da "decodificare".
Questo fino a quando i miliardi di terabites generati fino ad oggi saranno solo un bruscolino dello sterminato iperspazio della rete.
Come si rapporta il marketing con questi cambiamenti?
Quali opportunità e quali rischi sono collegati a questi cambiamenti?
Al momento le risorse già disponibili sono tante ma completamente ignorate dai responsabili della business intelligence. Legati a vecchi tecniche di data mining e ancor peggio a improvvisazione pura, la maggior parte dei Marketing managers ignorano completamente la grande risorsa di informazioni contenute in cuei piccoli tag che milioni di utenti incollano ogni giorno ai loro post, articoli, video etc.
Le tecniche di search engine optimization sembrano al momento le uniche opportunità di business che il marketing possa ricavare dal web semantico!!!
Ma questa è una visione cieca e becera!
Ricordiamo che le informazioni sono risorse preziose in azienda, come lo sono i contatti personali ( e le informazioni relative a questi contatti) ed il tempo.
Semplificare qualcosa significa creare valore.
Permettere il risparmio di tempo attraverso l'ottimizzazione dei processi significa generare valore. Il marketing semantico permetterà di far tutto questo restando proprietari delle informazioni generate che non saranno più prigioniere di API e mush-up che oggi ci sono e scompaiono da un giorno all'altro con la preziosa memoria in esse contenuta.

Il blog di Matteo Brunati Casual.info in.a.bottle è una risorsa imperdibile per chi vuole saperne di più sull'argomento.

Anche questa serie di slides è molto ricca di informazioni..



Aiutaci a creare un mondo in cui i dati siano più "scambiabili, flessibili, portabili".....

DataPortability - Connect, Control, Share, Remix from Smashcut Media on Vimeo.

 
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