June 02, 2013
Corso sugli Integratori Alimentari - Roma 28 Maggio 2013
Esperti del Ministero dell'Ambiente, Il Comandante dei Nas, Dirigenti di Bayer e Guna, hanno aggiornato una trentina di allievi sulla situazione attuale di questo interessante mercato.
Il Dott. Donati, esperto di sicurezza alimentare ha moderato e Nielsen ha contribuito fornendo una dettagliata relazione sull'andamento del mercato.
Ecco la mia presentazione sul marketing innovativo degli Integratori Alimentari
October 21, 2009
Rimini Web Marketing Event 2009

Ospite d’eccezione il guru evangelizzatore di Google Avinash Kaushik autore del best seller Web Analytics: An Hour A Day - Web Analytics: Un’ora al giorno e modello per molti SEO di tutt0 il mondo.
June 20, 2009
Invertising NOW!
Ci apre le porte verso un mondo in cui la comunicazione commerciale sarà profondamente riscritta alla luce di nuovi paradigmi basati sugli strumenti tecnologici e soprattutto sull'aspetto "social"del web 2.o!
Paolo Iabichino ha parlato di Invertising al Festival dell'Economia di Trento insieme a Luca Cattoi e Claudio Maffei. In sintesi il cambiamento si orienterà nelle seguenti direttrici:
Commercial -> Content
Communication -> Conversation
Push -> Pull
Monologue -> Dialogue
Consumer -> User
Impactful -> Useful
Execution -> Experience
Contact -> Connect
Promotion -> Education
Global -> Social
Aesthetics -> Ethics
Ability -> Responsibility
Shopping -> Sharing
Persuasion -> Permission
Ringrazio Matteo Brunati per la segnalazione di questo video e per l'infinita quantità di stimoli che fornisce ai miei pigri neuroni.
September 17, 2008
Campagna multichannel per il widget di UPS

Campagna promozionale multi canale in grande stile per il nuovo tool on line di UPS.
La multinazionale americana specializzata in spedizioni ha recentemente perfezionato il servizio di tracking online delle consegne.
Il servizio già disponibile per i clienti presso il sito aziendale si è trasformato in un widget scaricabile gratuitamente che ci tiene aggiornati sull'avanzamento delle consegne e molto di più.
Ma andiamo ad analizzare in dettaglio l'aspetto di marketing e comunicazione.
L'azienda ha deciso di operare attraverso:
- gadget a ventosa affissi su parabrezza e specchietti posteriori delle vetture;
- affissioni murali nei parcheggi e nelle piazze italiane;
- campagne tv nazionali
- pagine pubblicitarie in riviste a grande tiratura;
- sezione del sito aziendale dedicata al nuovo widget;
- widget scaricabile gratuitamente che si installa nella barra di stato;
Questo è un lavoro da professionisti!!!
Il widget si chiama widget!!!!! Grande!!!!
Il personaggio che trovi affisso sul parabrezza della tua auto è realizzato in materiale resistente all'acqua e resta in loco grazie ad una piccola ventosa.
Sul simpatico pupazzetto il company name a l'indirizzo del widget. Niente altro.
Qualsiasi web addicted intuisce che dietro c'è molto di più...
A cosa serve il widget?? Entertainment o servizio???
In questo caso si tratta di migliorare un prezioso servizio di informazione alla clientela.

Punti di debolezza della campagna:
- Non tutti hanno bisogno di un widget sulla barra di stato per le frequentissime spedizioni con UPS
- Il sito poteva anche proporre piccole soluzioni di puro intrattenimento che i genitori avrebbero potuto usare con i piccoli curiosi dell'iniziativa;
- La campagna di affissioni e il gadget a ventosa non ricordano il servizio fornito da UPS anche se sembra improbabile che ci siano molti potenziali clienti che non abbiano mai sentito parlare della multinazionale.
Punti di forza della campagna:
Grande gioco di squadra tra gadget, affissioni, widget e sito.
Il pupazzetto e molto carino e simpatico;
Alcuni clienti possono reputare il widget molto utile per il loro business;
September 16, 2008
Sit-ComMarketing di Arredissima

Arredissima è la nuova denominazione di Nord Est Ingrosso Mobili, un'azienda di arredamento con sede in Castelfranco Veneto (Treviso).
L'azienda ha sempre puntato molto ed investito nella comunicazione pubblicitaria e adesso in linea con il potenziamento della rete vendita e l’allargamento del bacino di clienti a tutto il nord Italia, cerca di comunicare con i potenziali clienti in modo originale e "non convenzionale".
La sit com è stata girata presso la sede Arredissima di Nichelino (Torino) che, per quasi una settimana, è diventata l’inedito set dove casa di produzione, regista e attori hanno dato vita alle cinque puntate de “La Casa dei Sogni”.
Per maggiori informazioni su Arredissima:
Puoi vedere anche on line le puntate de “La Casa dei Sogni”:
June 24, 2008
Nutella Day - Grande esempio di Marketing Multicanale

Mi sembra che non sia stato trascurato nulla:
- Coinvolgimento dei media;
June 16, 2008
Il widget marketing utilizzerà il microblogging ?
Già adesso esistono numerosi widget "tematici" o funzionali che veicolano contenuti informativi.
E' possibile anche farsi pagare per ospitare questi widget sul proprio sito o blog.
Secondo me non passerà molto prima di vedere qualche twitterata o plurkata sul nostro desktop sponsorizzata da (o prodotta direttamente da) Coca Cola o Disney.
Già perchè sono sempre i grandi colossi che esplorano questi territori di confine, dove pochi osano, spaventati dai numeri ancora irrisori di contatti potenziali.
Ma è lecito chiedersi se è sempre valutato opportunamente il valore potenziale di un contatto pubblicitario o se al contrario non si tenda a sopravvalutare quello poco mirato dei media tradizionali. A voi le conclusioni..
Widget Marketing

"Semplicemente non viene percepito in modo intrusivo dagli utenti in un ottica opt-in:
Più veloce delle e-mail, potrete comunicare con gli utenti/consumatori in modo diretto.
Creando un proprio widget associato alla marca, consente di creare un rapporto duraturo tra questa e l’utente.
"Secondo McCann qui arriva in un sito da un widget rimane tendenzialmente di più in quel sito, inoltre si conta un tasso di clic del 14% con un tasso di trasformazione quattro volte superiore all’emailing.Soprattutto sono una fonte di monetizzazione (ROI calcolabile), possono essere sponsorizzati, senza togliere l’utilità del prodotto e senza inoltre essere caratterizzati dall’intrusività del classico banner pubblicitario. a differenza della pubblicità classica, un widget si propone di produrre un servizio al consumatore influenzando in particolare la percezione di marca. Esistono vari tipi di widget utilizzabili in base alla strategia e al target:
Il widget funzionale: a come scopo quello di tenere informati gli internauti di un offerta flash o di un particolare evento di marca. Generalemente l’utilizzo di tali widget sono scelti dagli utenti dunque non visti come spam (ad esempio: offerta speciale maglietta geek personalizzata).
Il widget di “pretesto”: vengono proposti dei servizi non direttamenti correlati al prodotto (ad esempio servizio meteo o aggregatore di attualità RSS), ma che generano del traffico verso il proprio sito. In questo caso sarà la creatività messa sul widget proposto a fare la differenza, in modo tale che questo venga adottato da un buon numero di persone (ad esempio un sevizio oroscopo personalizzato correlato ad una marca di scarpe)."
Quali evoluzioni per i Widget ?
Il prossimo passo dei widgets è la loro presenza nei telefonini di ultima generazione, in particolare iPhone e il sistema operativo open source Android. La loro utilità nel mobile ,arketing appare dunque evidente, soprattutto grazie ad alcune startup che propongono interessanti servizi widget e social network. La telefonia mobile fin ora non completamente sviluppata ed utilizzata nel marketing, se non in termini di spam SMS potrebbe vedere una nuova nascita.
E’ evidente che i widget non sono un rimedio miracoloso e vanno considerati gli accorgimenti che riguardano il mailing, affichè il consumatore non venga sollecitato in modo eccessivo. Oltre a disinstallare facilmente il widget, ne nuocerebbe di conseguenza l’immagine stessa della marca.
Non dimentichiamo però che il widget può essere usato non solo come strumento di marketing ma anche come strumento di comunicazione avanzata da parte di community che vogliono diffondere meglio i loro messaggi.
A tal proposito ricordiamo che "il peggior pericolo d'immagine per un'azienda viene dal non sapere gestire la propria web-immagine".
Vediamo un esempio di anti-widget da parte di utenti che vogliono biocottare la Nestlè:
May 22, 2008
Web 2.0 ed Aziende Farmaceutiche
Web tools come wikis, corporate blogs, social e business networks mettono piede in azienda! Tutto questo sembrava impossibile sino al 2006 ma è realtà per i CIT e CEO forerunners o "web tech-tools early adopters". In un mondo iper-concorrenziale chi è più rapido nell'incorporare i cambiamenti dopo averli compresi e digeriti acquista certamente un vantaggio competitivo. Massimo ci illustra come in una presentazione chiara e ben strutturata.
April 06, 2008
TRIBAL MARKETING

Ma cos’è la tribù (in senso postmoderno riferito al marketing)?
Bernard Cova definisce la tribù come un insieme di individui con caratteristiche socio-demografiche molto diverse, ma collegati da una stessa soggettività, passione, esperienza, e capaci di azioni collettive vissute intensamente benchè effimere, il tutto in un modo fortemente ritualizzato. La tribù è una comunità emozionali in cui si condividono passioni comuni.
Paola Lazzarini definisce le tribù come “micro-gruppi sociali composti da individui eterogenei (per età, sesso, reddito) uniti dalla condivisione di una passione, di una soggettività o di un’emozione. La loro esistenza ha senso solo nella manifestazione simbolica e rituale del commitment dei loro membri, capaci di azioni collettive vissute intensamente (anche se spesso effimere) secondo modalità fortemente ritualizzate. La tribù è quindi una comunità di esperti pronti a vivere e sperimentare le potenzialità e l’eccezionalità del loro “oggetto” di interesse senza pregiudizi né tabù, cercando, al contrario, di manifestare autenticamente il senso, il privilegio e la soddisfazione derivanti dall’abbracciare un preciso lifestyle.
Non sono gruppi creati da interessi commerciali che si ritrovano per speculare o per fare della propria passione un business ma numerose associazioni di estimatori che oltre ad un prodotto hanno aderito ad uno stile di vita.”
Al concetto di tribù locale è strettamente collegato il bisogno generalizzato, da parte dei consumatori, di autenticità: questa istanza è appagata sempre meno dall’etichetta o dal riconoscimento ufficiale e sempre più dal senso di comunanza tra i membri del gruppo.
La strategia che questo nuovo approccio propone è dunque non tanto quella di stabilire un legame personale con il cliente, quanto piuttosto quella di alimentare e sostenere il legame fra i clienti stessi, aiutandoli a condividere le proprie passioni e a sentirsi parte di un gruppo.
Nel marketing tribale, di conseguenza, l'intimità con il cliente passa attraverso il coinvolgimento dell'azienda nella tribù: sostenendo e partecipando ai suoi rituali l'azienda ne diventa un membro a tutti gli effetti. In questo modo il consumatore smette di essere “cliente” e diventa “fan”, sviluppando una vera e propria fedeltà affettiva nei confronti dell'azienda e/o della marca.
Il marketing tribale è applicabile solo in alcuni casi. Tra i requisiti principali ci deve essere un prodotto con la P maiuscola, con una propria personalità e/o caratteristiche di qualità riconosciute. Ducati è l’esempio più famoso e riuscito di markeing tribale. Considerate che il sito ufficiale con più di 7 milioni di visitatori unici all’anno e oltre 10 milioni di pagine visualizzate al mese, è uno dei siti motociclistici più frequentati al mondo e molto di più. E’ l’officina dove si costruisce il futuro dell’immagine e della strategia di comunicazione aziendale.
Altri casi esemplari sono Nutella e Harley Davidson.
Lei pensa che il camaleontismo sarà una caratteristica del marketing del futuro.
Mi viene quasi di fare uno strano parallelismo tra il mash-up delle applicazioni software e questo comportamento trasformista dei prodotti e dei marchi.
Tutto questo senza l'aiuto di sostanze psicotrope
March 27, 2008
E-MAIL MARKETING E MAILING LIST IN ITALIA

Da una ricerca effettuata da Human Highway per conto dell'agenzia Contact Lab di Miliano emergono interessanti informazioni sull'atteggiamento degli italiani nei confronti di e-mail marketing e mailing list.
La ricerca ha analizzato un campione statisticamente significativo di 800 internauti, anche se leggermente sbilanciato sul sesso maschile (58,5)% e ha fornito alcuni spunti di riflessione per chi usa Internet per promuovere il proprio business.
A mio parere i dati più interessanti sono i seguenti:
- 2,6 caselle di posta attivate per ogni utente;
- 20 messaggi di posta scambiati giornalmente;
- le donne tra i 35 e i 54 anni sono le utenti più attive dei servizio di posta elettronica;
- il 17% degli utenti controlla la e-mail da dispositivi mobili;
- 96% di utenti è iscritto ad una o più newsletter (in media 6 pro-capite);
- 10% ha un indirizzo dedicato alle newsletters;
- solo il 44% carica le immagini automaticamente;
Il quadro che esce dalla ricerca sembra corrispondere ad un profilo di utenza mediamente maturo, che ha avuto modo di usare abitualmente i servizi oggetto di studio e ha fatto una selezione in base ai propri interessi.
Emergono anche pratiche abituali di elusione delle campagne promozionali e/o di spamming come quella di creare un indirizzo di posta che funga da "specchietto per le allodole". Su questo indirizzo secondario vengono convogliate anche newletter e mailinglist a basso o medio profilo di interesse.
Il fatto che la maggioranza di utenti non carica le immagini automaticamente, unito al dato sull'accesso da mobile dovrebbe suggerire agli addetti del web marketing una progettazione delle mails ottimizzata in modalità testuale.
Il layout dovrebbe essere progettato in modo che la mancanza delle immagini non scompagini gli allineamenti dei paragrafi e non comprometta l'estetica complessiva del messaggio.
La ricerca fornisce molti altri dati interessanti e merita un'attenta analisi.
March 19, 2008
Fai sentire il tuo cliente un V.I.P. con la personalizzazione del sito aziendale
Sarà cura del marketing management stabilire la classe di clienti su cui si concentreranno più risorse privilegiando la fascia che garantirà il maggior ritorno dell'investimento nel ciclo di vità calcolato.
Nel web le regole sono differenti è possibile trattare una percentuale maggiore di clienti in modo personalizzato a parità di costi.
In particolare la personalizzazione del sito aziendale e dei percorsi nei cataloghi per l'e-commerce, consente di far approdare in maniera più mirata i clienti sulla landing page oppure su una offerta in particolare.
March 17, 2008
Quest'uovo di cioccolato contiene anche cacao?
Il cioccolato è un prodotto derivato dalla pianta del cacao (Theobroma cacao) e dovrebbe contenere i seguenti ingredienti principali: pasta di cacao, burro di cacao zucchero e vaniglia. A questi ingredienti si possono aggiungere latte (nel cioccolato al latte) nocciole e altri aromi.
Il problema qualità nasce quando:
1) la pasta di cacao è assente o presente in percentuale bassissima;
2) il burro di cacao viene sostituito da altri grassi vegetali più economici per il produttore.

In questi casi non si dovrebbe nemmeno parlare di cioccolato ma di prodotti dolciari a base di cioccolato. Wikipedia riporta nel suo sito le definizioni ufficiali dei prodotti a base di cacao con le percentuali minime di legge. Ne riporto una soltanto, a beneficio di tutti:
Cioccolato:ottenuto da prodotti di cacao e zuccheri; presenta un tenore minimo di sostanza secca totale di cacao del 35 %, di cui non meno del 18 % di burro di cacao e non meno del 14 % di cacao secco sgrassato.
Il problema qualità del cioccolato sembra interessare pochi visto che anche i siti che si definiscono portali del cioccolato non affrontano neanche l'argomento pur fornendo migliaia di ricette ed immagini.
Pare che, almeno alla rassegna CioccolaTò dedicata al cibo degli dèi di Torino (conclusa il 2 marzo 2008) si sia parlato anche di qualità...lo credo bene altrimenti era dura tirare per 10 giorni parlando solo di packaging e ricette. Altroconsumo ha confrontato alcuni marchi di cioccolato al latte nel 2006; qualcuno suggerisce anche come riconoscere un buon cioccolato dalle qualità organolettiche.
In questa pagina la normativa sul cioccolato.
Adesso che si avvicina la pasqua e tutti romperanno le uova ricordo che il cioccolato non deve essere mai somministrato a cani e gatti perchè per loro è tossico come un veleno.
Dal punto di vista del marketing, il problema qualità del cioccolato è ritenuto rilevante da Novi, che nelle sue campagne sottolinea sempre anche l'aspetto provenienza. A me fa sempre ridere perchè il cioccolato Novi è prodotto italiano, ma non certo gli ingredienti (la pianta di cacao non cresce nel nostro paese).
L'azienda produttrice evidentemente crede molto poco nel web marketing visto che non compare nemmeno nelle prime tre pagine di ricerca in Google (è quasi come non esistere).
La Nestlè invece, con la linea Kinder, punta tutto sulle sorprese. Ho notato però che nelle campagne pubblicitarie televisive di questi giorni si accennava di sfuggita al "buon cioccolato". Nestlè ha un portale molto attraente per i bambini (Magic Kinder), con tanto di animazioni-flash, giochi e musica. Furbescamente riesce ad attirare i piccoli navigatori attraverso un richiamo contenuto nel prodotto. Lindt Italia ha un sito ben posizionato, ma povero di contenuti ed idee.
Addirittura ridicolo il tentativo di Pernigotti di proporre ai navigatori un salvaschermo gianduiotto..(no comment)..
Visto che il cioccolato è un esempio classico di acquisto compulsivo-emotivo non pianificato, le aziende produttrici sono portate a sottovalutare le possibilità promozionali del web 2.0.

Suggeriamo un esempio di web marketing creativo sul cioccolato ideato da un'azienda norvegese.
Purtroppo il gioco interattivo proposto in rete non è tradotto nemmeno in Inglese
March 15, 2008
ANCHE LA BBC SI RINNOVA E SI PERSONALIZZA
Il nuovo sito della BBC è online e merita una visita. E' stato progettato come un netvibes e somiglia parecchio ai layouts di iGoogle. Come in questi ambienti, il visitatore può personalizzare la homepage, cambiando colori, fonts, scegliendo gli argomenti su cui desidera tenersi informato e muovendo i box di struttura con un semplice click & drag (seleziona e trascina).
La BBC era uno degli ultimi portali importanti che manteneva l'ottimizzazione per gli schermi di vecchia generazione e a bassa risoluzione, ma adesso c'è stato un completo rovesciamento di indirizzo e si è puntato al massimo dell'innovazione.

March 05, 2008
CORPORATE BLOGS E REPUTATION MANAGERS
Sappiamo bene cosa può significare per un gruppo rock emergente una stroncatura su Myspace, così blog e social network si affermano sempre più come elementi di aggregazione virtuale in grado di influenzare mercati, politica e società.
Ciò nonostante le aziende, soprattutto le italiane, stentano a muoversi in questa direzione e spesso lo fanno in maniera improvvisata senza dotarsi delle necessarie competenze operative. Alcuni numeri, recenti, sulle imprese che "credono" nel corporate blog sono pubblicati in una lista denominata "Fortune 500 Business Blogging Wiki". Si tratta di un elenco in cui sono inseriti i blog aziendali attivi, a cura del personale dell'impresa, con la missione di fornire un supporto informativo ed un'assistenza alla clientela riguardante l'offerta di prodotti e servizi (directory of Fortune 500 companies that have business blogs, defined as: active public blogs by company employees about the company and/or its products).
Prendendo per esempio il settore farmaceutico, le prime tre aziende e il loro rank secondo Fortune sono:
- Johnson & Johnson al 36° posto
- Pfizer al 39° posto
- Merck al 99° posto
Di queste solo la prima ha un blog ufficiale che si piazza al 55° posto nella classifica di Wiki. Facendo una ricerca nella blogosfera su queste tre aziende troviamo numerosi blog che se ne occupano, per lo più indirizzati agli investitori, con notizie, spesso ufficiose, riguardo ad attività presenti e/o future dell'azienda che potrebbero avere rilevanza sulla quotazione in borsa del titolo. Non dimentichiamo che le top-ranked dell'inchiesta hanno tutte un vasto bacino di piccoli investitori privati che seguono in vario modo non solo l'andamento del titolo in borsa ma anche i rumors riguardo le attività del core business.Alcune aziende monetizzano più di altre il valore di una buona comunicazione con i clienti e inverstitori anche quando il rapporto con questi non è del tutto sereno (vedi Exxon piazzata al 2° posto).
Un interessante sito sui Corporate blogs si chiede perchè i blog aziendali siano così "stitici" e noiosi, probabilmente la ragione è che pochi hanno ancora investito seriamente in questo strumento col risultato di produrre duplicati persino più noiosi dei siti aziendali.
NUOVE FORME DI BARATTO

Il baratto, primordiale forma di scambio commerciale, torna di moda nell’era del web 2.0; non solo quello ben conosciuto delle aste di ebay ma anche in forma più strutturata di vero contratto di scambio.
Prendiamo come esempio la proposta di “trialpay”, (letteralmente ti paghiamo se provi uno dei nostri prodotti), in cui l’utente che aderisce ad una delle offerte segnalate riceve in cambio un software con licenza.
Nel sito di trialpay c'è anche una interessante spiegazione delle logiche che stanno dietro all'iniziativa. Il fulcro stà tutto nel cosidetto tasso di conversione, ovvero la parte di clienti che viene raggiunta dalla pubblicità ma non si è ancora decisa a divenire acquirente. Le aziende spendono e sono disposte a spendere molto con i mezzi pubblicitari tradizionali e adesso hanno uno strumento addizionale molto efficace e flessibile. Negli Stati Uniti, alcune di questi siti offrono al cliente una somma di denaro contante o sconti su altri prodotti in cambio dell'adesione ad una offerta; in Italia siamo ancora in fase iniziale.
In realtà in cliente di Downlovers vende anche parte della sua privacy autorizzando i gestori ad usare i suoi dati per iniziative pubblicitarie non bene precisate, anche di terzi. Inoltre la musica che riceve non è, nella maggior parte dei casi ascoltabile sui lettori mp3. Downlovers, che opera solo per clienti italiani, è ancora in fase iniziale e non escludo che possa migliorare la propria offerta sia nella di gamma di brani sia nella qualità della transazione. Queste forme di scambio non monetarie saranno, a mio avviso, sempre più utilizzate dalle aziende per raggiungere i clienti potenziali e potranno, se gestite con un sufficiente grado di eticità avere risvolti positivi per entrambe le parti.
February 13, 2008
QUANDO L'IMITAZIONE SUPERA L'ORIGINALE

I due brand si accomunano per il bassissimo contenuto calorico dovuta all’assenza di zucchero e caramello. Ma ad un’analisi più attenta i prodotti rivelano somiglianze ancora maggiori.
Hanno stesso posizionamento, target, packaging, e soprattutto si discostano poco dal gusto del brand group leader: la Coca Cola storica.
Il caso andrebbe quindi subito archiviato come un classico esempio di rivitalizzazione di un brand group se non fosse per l’inaspettato successo di Coca Cola Zero.
Successo inatteso persino dagli stessi ideatori del marchio, che hanno visto la loro creatura crearsi un proprio spazio nei 40 maggiori mercati mondiali in poco più di un anno.
La grande sorpresa è dovuta al fatto che la Coca Cola Light ha invece faticato molto per conquistare la posizione che occupa e, soprattutto, il consumatore non ha una esatta percezione della differenza tra i due prodotti.
Dalle indagini di mercato emerge che Coca Cola Light e Zero vengono percepite come prodotti diversi ma il consumatore non è in grado di descriverne le differenze.
Gli edulcoranti usati sia nella Light che nella Zero sono gli stessi (almeno in Italia) e fanno si che il gusto delle due bevande sia estremamente simile, tanto che pochi saprebbero distinguerle ad occhi chiusi.
L’azienda produttrice nega che l’operazione sia esclusivamente una trovata di marketing e afferma di essere riuscita, con Coca Cola Zero ad avvicinarsi come non mai al gusto della Coca Cola storica offrendo nel contempo un prodotto dietetico.
La Coca Cola Company ha più volte tentato di proporre al mercato varianti di gusto (vaniglia, limone ciliegia) ma con stesso brand-group name, ma con scarsi risultati.
Il successo della Coca Cola Zero, dal punto di vista di strategia commerciale è dovuta a mio parere ad una accresciuta attenzione da parte di una significativa fetta di consumatori nei riguardi del potere calorico delle bevande analcoliche.
Resta purtroppo in molti la convinzione che prodotto a basse calorie equivale “più sano” e non è sempre così.
Al momento non vi è interesse, né da parte delle aziende produttrici di alimenti, né da parte della comunità scientifica di appurare in maniera certa l’eventuale rischio per la salute dovuto all’uso continuativo di sostanze edulcoranti.
Dal punto di vista del Web-Marketing la Coca-Cola Company ha proposto una campagna Viral , dal nome Sue-a-Friend, che gioca sul tema della contraffazione e delle relative azioni legali, proponendo ai navigatori un modello da personalizzare per citare in giudizio (simpaticamente) i propri amici e conoscenti.
E’ proprio vero…. Certe volte l’imitazione supera l’originale!
February 12, 2008
IL PARADOSSO DELLA PERSONALIZZAZIONE

Il grado di personalizzazione del prodotto può essere da nullo (massificazione) fino a gradi estremi (si parla allora di marketing inverso).
Allo stesso modo le campagne promozionali possono essere più o meno “cucite” sul cliente.
Per poter operare una personalizzazione della campagna, si deve poter disporre di un profilo del cliente, realizzato sulla base di dati da lui forniti attraverso form o acquisiti nel corso di una transazione commerciale.
Ma come reagisce il cliente di fronte ad una proposta commerciale personalizzata?
E’ sempre vantaggioso per un’azienda investire risorse e tempo per personalizzare le proprie campagne, in particolare nel web?
Per rispondere a queste domande dobbiamo per prima cosa comprendere il cosiddetto “paradosso della personalizzazione”.
L’animo umano ospita al suo interno tendenze opposte che coesistono e che generano comportamenti contradditori.
Le tendenze di cui parliamo a proposito del paradosso della personalizzazione sono le seguenti:
- ricerca, affermazione e raffinamento di una identità personale e sociale;
- ricerca di anonimato e tutela della privacy.
Ogni persona impiega grande cura e attenzione per costruirsi un propria identità personale e sociale e ciò avviene:
a un livello personale scegliendo gli abiti che indossa, gli accessori, gli strumenti tecnologici;
a un livello sociale scegliendo i locali che frequenta, i network, viaggi, gruppi;
Il marketing può venire incontro a questo bisogno fornendo strumenti adeguati e soluzioni “personalizzate”, ma il soggetto deve sempre sentirsi interprete principale del processo d’acquisto.
Si possono ottenere risultati negativi da una campagna promozionale per:
una eccessiva invasività nella raccolta di informazioni;
una mancanza di “tatto” nel proporre le soluzioni.
Nessuno ama essere messo sotto una lente e manipolato. Ed è proprio questo che sente il cliente quando la proposta commerciale non è realizzata in maniera propria.
La mancanza di professionalità e di esperienza possono avere come risultato la realizzazione di campagne con elevata percentuale di clienti “non compliant”, ovvero che arrivano persino ad intraprendere forme di protesta organizzate nei riguardi dell’azienda promotrice.
Una buona campagna personalizzata dovrà suggerire le soluzioni al proprio cliente:
- offrendo sempre almeno 2 alternative (libertà di scelta);
- offrendo la possibilità di essere cancellato dai database (opzione di oblio);
- senza sottolineare la fonte dei dati ottenuti per il profilo (rispetto dell’anonimato)
Esempi concreti:
Non è opportuno ricordare al cliente acquisti fatti in precedenza ma suggerire (come se fosse dovuto al caso) prodotti correlati a quelli acquistati in precedenza.
Non è opportuno sottolineare (anche se il cliente lo sa perfettamente) che l’azienda dispone di un suo profilo, più o meno dettagliato, soprattutto in relazione a dati “sensibili” come preferenze e abitudini collegate al credo religioso o politico, appartenenza a gruppi associazioni.
Nel caso sia necessario evidenziare la conoscenza dei dati personali (come un buono sconto in occasione del compleanno) queste iniziative andrebbero realizzate solo sui clienti storici e mai su clienti potenziali.
Le aziende hanno imparato presto che la fidelizzazione del cliente gioca un ruolo chiave nelle strategie di marketing e la gestione dei dati personali diventa una affare delicato che va affidato a mani esperte per evitare incresciose e indesiderate “cadute di stile”.
Potrebbe bastare una mail indirizzata a “Sig. Gigi Rossi” al posto di “Gent.mo Prof. Luigi Rossi” per mettere in discussione rapporto commerciale in fase di consolidamento.
Quando si offrono servizi complessi piuttosto che beni di consumo il rapporto con il cliente si può approfondire nel tempo, tanto da consentire alle aziende di tracciare un profilo molto accurato del cliente.
La persona deputata al front-office, che può assumere il ruolo di consulente, dovrà adottare molta cautela nell’ offrire al cliente quello di cui necessità senza evidenziare il lavoro di intelligence che precede il contatto.
Il cliente preferisce pensare ad una “coincidenza” piuttosto che ad un uso deliberato, da parte dell’azienda fornitrice, dei propri dati personali.
Preferisce pensare che il mondo si adatti miracolosamente alle sue esigenze piuttosto che ammettere di essere stato guidato a determinate scelte.
Le aziende dovrebbero tenere presente che il cliente deve mantenere la centralità in ogni fase del processo d’acquisto.
E’ questa la soluzione per risolvere il paradosso della personalizzazione: suggerire al cliente le proposte che più si adattano al suo profilo, senza sottolineare in alcun modo che ciò sia avvenuto in seguito ad un complesso processo di analisi delle sue abitudini e preferenze.
Nel caso del web marketing si accetterà più volentieri una proposta commerciale interessante, ma che sembra arrivata per caso sul nostro desktop, piuttosto che un’altra altrettanto valida, ma con un riferimento preciso ad un nostro comportamento passato, anche se acquisito in maniera perfettamente lecita e consensuale.
Nel caso del web-marketing, in particolare se one-to-one, la diffidenza del consumatore-navigatore è più alta rispetto a quella che si riscontra nel mondo reale a causa dello spamming e dell’aggressività di alcuni software che hanno potuto agire indisturbati in tempo in cui la giurisprudenza non aveva ancora chiarito le regole e limiti del consentito.
In futuro riceveremo sempre meno posta indesiderata, ma dovremo abituarci a convivere con un sistema molto ben informato sui nostri gusti e preferenze.
Articolo pubblicato su "Web Marketing Tools - News"
January 24, 2008
MKTG, AD o SPAM? La linea di confine

Si fa spamming sia attraverso la posta elettronica che i siti web.
Ma dove finisce il marketing o l’advertising e comincia lo spamming?
I più qualificati a dare una risposta a questa domanda sono quelli che lo spamming lo contrastano e lo temono: i grandi motori di ricerca.
Ecco perché le rispettive società si pronunciano apertamente su quegli "espedienti" talvolta adottati per il posizionamento che non sono leciti o graditi e minacciano ritorsioni per chi non si attiene alle indicazioni fornite.
Un sito segnalato dagli spiders come “spam” viene declassato o addirittura escluso dalla indicizzazione del motore.
'Istruzioni per il webmaster' di Google:
https://www.google.com/webmasters/tools/spamreport?hl=it.
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I professionisti seri e le aziende serie evitano di suggerire al cliente questo tipo di espediente privilegiando criteri basati su i reali contenuti del sito.
D'altronde un visitatore pescato con la forza sarà molto probabilmente insoddisfatto e difficilmente si trasformerà in cliente.
I dati suggeriscono che le campagne basate sulla valorizzazione dei contenuti hanno posizionamenti più stabili e più duraturi negli indici di ricerca.
Wikipedia minaccia la tua web-immagine?

Ancora oggi, grandi aziende con centinaia di dipendenti e magari milioni di euro di fatturato, non hanno cura della loro reputazione in rete.
Non offrono sempre siti ben visibili e ricchi di contenuto ma, ancora peggio non si chiedono cosa cerca il proprio cliente (attuale o potenziale) quando effettua una ricerca su web.
Il rischio è che l’azienda OMETTA di gestire la propria web-immagine prestando il fianco a causali o volute INTERFERENZE nel corretto processo di comunicazione con la propria clientela.
Un esempio concreto di questo tipo di rischio è veicolato da Wikipedia, un progetto di enciclopedia aperta, nel quale tutti gli utenti della rete possono contribuire inserendo o modificando delle voci.
Sebbene goda di un’ampia considerazione nel Web, non è da considerarsi una fonte infallibile e attendibile paragonabile alle grandi enciclopedie cartacee.
Precisiamo a riguardo che, soprattutto su argomenti poco tecnici, il grado di soggettività dell’informazione resta comunque alto anche per libri ed enciclopedie blasonate.
Visto il grande successo dell’iniziativa, il sito di Wikipedia in breve tempo si è imposto nel Web come sito ad alto trust, ovvero che gode di grande credibilità e fiducia da parte dell’utenza del web. Per questa ragione i suoi contenuti sono ben posizionati nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca e l’enciclopedia è diventata un punto di riferimento strategico per la popolazione di internet.
La presenza costante nei risultati, inoltre, potrebbe innescare una sorta di cambio di prospettiva nella ricerca di informazioni nella rete: il fenomeno si manifesta in modo particolare nei casi in cui non si ha una grande conoscenza della materia oggetto della ricerca.
Ma adesso precisiamo come e perchè l’enciclopedia libera possa essere considerata una potenziale minaccia per la reputazione on line dei brand aziendali o mettere a repentaglio costose e complesse campagne pubblicitarie e di marketing.
Il fatto che si tratti di un progetto aperto a tutti ed il suo contenuto non sia sempre sottoposto a verifica editoriale prima della pubblicazione produce degli svantaggi: vi possono essere delle voci completamente errate o con un contenuto di dubbia qualità.
Per qualsiasi utente è molto semplice scrivere una voce riguardante un marchio o un prodotto, parlandone in maniera negativa, per mettere poi in bella mostra la voce appena creata sfruttando il trust e la visibilità che Wikipedia offre.
Se le informazioni fossero state inserite in un blog personale o in un forum il lettore sarebbe a conoscenza del fatto che le informazioni presenti sono dei contenuti frutto di opinioni personali.Il fatto che essi siano presenti in una fonte autorevole, invece, crea fiducia nei contenuti, che vengono recepiti come un’informazione neutrale, amplificandone significato e rilevanza
La considerazione finale non è quindi una moratoria contro questo prezioso e famoso strumento di ricerca ma un invito ad avere, come sempre, un approccio critico nei riguardi di ogni fonte di informazione e a gestire al meglio, ove possibile, il rapporto con i clienti.




